Accesso ai servizi

Sabato, 16 Gennaio 2021

Osservazioni intervento di rinaturazione località Sasso


INTERVENTO DI RINATURAZIONE (ART. 36 PAI) CONNESSO  A  MOVIMENTAZIONE ED ESTRAZIONE INERTI IN LOC. SASSO

 

Si riportano di seguito alcune prime considerazioni derivanti dalla lettura della documentazione prodotta dalla ditta richiedente l’opera, presente sul Portale “Sistema Piemonte” della Regione e relative alla Valutazione di Impatto Ambientale in corso per il progetto indicato.

 

  • L’impostazione ed il titolo dell’intervento proposto risultano già di per sé decisamente fuorvianti, definendosi “Intervento di rinaturazione (art. 36 PAI) connesso a movimentazione ed estrazione inerti in località Sasso”. In realtà l’oggetto dell’intervento è una vera e propria cava di sabbia e ghiaia da un milione di metri cubi, proposta su di un terreno attualmente agricolo; è vero che si dichiara che al termine dei lavori le cavità prodotte saranno riprofilate e sistemate come aree umide, ma questo è evidentemente l’unico ritrovato per non lasciare l’area del tutto abbandonata e morfologicamente dissestata.

 

  • La motivazione principale presentata a supporto della proposta di localizzazione dell’intervento in località Sasso del Comune di Verrua (pag. 5 della “Sintesi in linguaggio non tecnico” e “Relazione sito alternative vincoli”) è che “la ditta istante non ha, nella zona circostante (raggio di 10 – 15 km) titoli di disponibilità di altre aree che possano essere interessate da un progetto di coltivazione di cava in grado di fornire volumetrie di materiale confrontabili col sito in oggetto, né ha potenzialità contrattuali concrete per poterle acquisire”. Quindi se ne deduce che la cava vada prevista lì solo perché “la ditta istante” ha a disposizione solo quell’area.

 

  • Per quanto attiene all’analisi delle alternative (fase doverosamente prevista e richiesta nello Studio di Impatto Ambientale), da quanto sopra affermato se ne fa quindi automaticamente conseguire che “non è pertanto possibile effettuare alcuna considerazione tecnica di confronto con siti alternativi al progetto proposto”.

 

  • Lo stesso per la cosiddetta “alternativa zero”, ossia l’ipotesi della non realizzazione dell’opera (ipotesi anche questa sempre richiesta in uno Studio di Impatto Ambientale), che di fatto nelle sue conseguenze viene semplicemente ridotta a “riflessi negativi di significativa rilevanza nelle strategie programmatorie della ditta proponente” e “probabili importanti ricadute in termini negativi, anche temporanee, sul livello occupazionale della ditta proponente”.

 

  • Resta quindi ingiustificata la considerazione finale (pag. 5 idem) per cui “In sintesi è possibile asserire che le ipotesi alternative per l’approvvigionamento del materiale che dovessero eventualmente proporsi in un futuro scenario, comporterebbero verosimilmente impatti ambientali più intensi e meno mitigabili rispetto alla soluzione in progetto”.

 

  • Non vengono approfonditi i rischi idraulici relativi alle esondazioni prevedibili sull’area, una volta “rinaturalizzata” e piantumata (a pag. 9 della Relazione paesaggistica si citano “recenti esondazioni a carattere più o meno impetuoso ed erosivo del Po”). Nemmeno si prevedono garanzie di interventi di ripristino sul sito rinaturalizzato in caso di sommersioni e/o erosioni che potrebbero con ogni evidenza comprometterne la morfologia, lo strato superficiale di terreno agrario riportato e le stesse piantine messe a dimora (vedi successivo punto sulla relazione idraulica).
  • In tutta la documentazione presentata viene dato per scontato che un’area umida sia “preferibile” ad una ad uso agricolo. Se questo può essere forse condiviso nel caso di agricoltura intensiva e fortemente meccanizzata, non è detto lo sia in assoluto in un’area come questa, dove l’agricoltura storica ha delineato un paesaggio tradizionale, di piacevole alternanza tra aree coltivate e macchie di campo. La stessa Relazione Paesaggistica prodotta dal proponente lo definisce a pag. 29 paesaggio culturale”, “inteso come struttura territoriale la cui dinamica attuale (intesa nelle sue accezioni positive di continuità ed equilibrio) dipende prevalentemente dalle attività antropiche perpetrate nei secoli”.

 

  • A tal proposito, l’area viene più volte definita attualmente come “incolto ex agricolo”, specificando però poi (pag. 54 del Quadro Ambientale) che “le produzioni agricole sono state dismesse in funzione dello sfruttamento delle potenzialità estrattive”. Si tratta oggettivamente di una sorta di cortocircuito urbanistico/lessicale; ossia le aree agricole sono state appositamente dismesse per poter presentare la proposta di cava, e “quindi” oggi (pag. 29 idem) “si può asserire che l’interesse economico-produttivo del sito è attualmente riconducibile alle potenzialità estrattive che con la presente pratica si vogliono concretizzare”.

 

  • Idem, a pag. 54, si ribadisce che “stante la situazione di stallo produttivo in essere, tale modifica della destinazione d’uso dei fondi non può essere considerata pertanto negativa dal punto di vista economico”.

 

  • Il computo dei lavori previsti per il recupero ambientale presenta la voce n° 1 (“accantonamento, conservazione, stesa e livellamento del terreno vegetale fino alla potenza di cm 30”) con prezzo unitario apparentemente sovrastimato rispetto alla successiva voce n°3 (“accantonamento, conservazione, stesa e livellamento del terreno vegetale > 30 cm”); sarebbe da giustificare meglio, dal momento che l’importo relativo costituisce quasi la metà del totale dei lavori di recupero ambientale previsti.

 

  • SI dettaglia come l’intervento di ripristino (presentato appunto come “compensazione ambientale” dell’attività di cava) valga economicamente 2.100.000 euro. Nulla si dice tuttavia del quadro economico dell’intera operazione. Dal Prezziario Regionale Opere Edili del Piemonte si evidenzia il valore commerciale della sabbia pari a 28,12 €/mc e della ghiaia pari a 20,58 €/mc; il progetto proposto ne prevede lo scavo e la commercializzazione per un milione di mc.

 

  • La durata delle attività di escavazione è prevista in 60 mesi (5 anni); dal momento tuttavia che le principali azioni impattanti sul sito saranno appunto concentrate in questo periodo, non vengono precisate le garanzie previste nei confronti degli Enti per il rispetto di tali tempistiche.

 

  • A pag. 4 della “Sintesi in linguaggio non tecnico si dichiara la “presenza di titolo di disponibilità sull’area richiesta”. In particolare, per quanto attiene ai 7 ettari di proprietà comunale inclusi nel progetto, si chiede a quale titolo di disponibilità la Ditta proponente l’opera faccia riferimento, dal momento che non risulta sottoscritto nessun recente accordo con il Comune di Verrua Savoia.

 

  • Per quanto attiene alle indicazioni generali della Regione Piemonte su interventi simili risulta interessante la lettura della DGR n° 24 del 2004, con oggetto “Norme transitorie in ordine ai criteri per la redazione dei piani provinciali per l’attività estrattiva (PAEP) e per la valutazione dei singoli progetti di attività estrattiva, ai sensi della LR 40/98, nei territori interessati dal PAI”. Nei “Criteri generali”, al punto 4 si legge: “Nei corsi d’acqua delimitati dalle fasce, per evitare l’innesco di intensi processi di instabilità plano-altimetrica del corso d’acqua, la localizzazione di nuove attività estrattive (…) non dovrà attuarsi ad una distanza inferiore a 150 m dalle sponde dell’alveo inciso”.

 

  • Le perplessità maggiori sul progetto derivano tuttavia dalla lettura dell’interessante ed approfondita Relazione idraulica, presentata dallo stesso proponente, dove paradossalmente si legge quanto segue:

 

  • 8: “La creazione degli specchi d’acqua delle zone umide consentirà la creazione di un corridoio preferenziale e quindi un ramo secondario nel centro dell’isola”;
  • 19: “L’analisi di moto stazionaria permette di determinare che l’area in oggetto è già esondabile a partire da 3.000 mc/s (la minima portata analizzata, con tempo di ritorno inferiore a 20 anni) … la conformazione geometrica di progetto comporta un richiamo di portata dovuto alla buona capacità di convogliamento ed alla direzione data all’intervento”;
  • 21: la tabella di calcolo della modifica della portata, in caso di portata totale del Po pari a 3.000 mc/s, indica una previsione di portata sull’area in oggetto nelle condizioni attuali pari a 78 mc/s, che diventano 178 nel caso della realizzazione dell’intervento proposto.
  • 29: Dai risultati della modellazione matematica sulla valutazione del trasporto solido si evince “la posizione di erosioni e deposizioni è nell’ordine di 1 – 2 m max fino a 3 m locali”. “Si osserva, a partire da monte, la tendenza ad un’apertura del collegamento con il Po nella porzione sud ovest dell’intervento”;
  • 30: “La presente analisi dimostra che l’intervento in oggetto potrebbe naturalmente evolvere verso una maggiore interconnessione con il Po”;
  • 31 - paragrafo Conclusioni: “Le condizioni di dinamica fluviale create dall’assetto di progetto, vista l’analisi del trasporto solido svolta, si ritiene che favoriranno l’abbattimento dei diaframmi che separano l’intervento dal corso d’acqua”. “Direzione ed energia di flusso indicano che la possibile evoluzione del corso d’acqua sarà quindi nella naturale riapertura dell’alveo in sinistra, di cui il presente intervento risulta un invito iniziale con la ricreazione di un alveo a rami multipli”.

 

Da quanto si legge, di fatto, si deduce che alla prima piena significativa l’area oggetto dell’intervento si trasformerà in un naturale ampliamento del greto del Po, con buona pace della “nuova biocenosi di qualità ambientale significativa” proposta, delle nuove aree umide, dei nuovi prati e delle essenze arboree piantumate, ma soprattutto con un evidente e dichiarato altissimo rischio idraulico per le aree circostanti.